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Alcuni ricercatori stanno sperimentando con il calcare come collettore per il calore solare

Ivanpah Solar Power Facility, USA: Il calore, anche in scala di grandi centrali solari, si potrebbe immagazzinare anche nella chimica della calce. Foto: Aioannides / Wikimedia Commons

Dall’applicazione potrebbe forse nascere una richiesta supplementare per le pietre calcaree / Sicuramente comunque un’opportunità per il settore lapideo per curare la propria immagine

Sfruttare il calcare come collettore di energia è un’idea attuale sulla quale lavorano i ricercatori del Centro Tedesco per Aeronautica e Spaziale (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt, DLR). Si tratta del fatto di immagazzinare in modo chimico nel materiale per esempio il calore solare che raggiunge la terra in abbondanza. Il procedimento utilizzato in questo caso è quasi vecchio quanto l’umanità: si basa sul principio della malta di calce, che arriva come polvere in cantiere, dove viene mischiato con l’acqua e utilizzato per le murature.

Forse potrebbe nascere da questo un domani un’ulteriore richiesta per la pietra calcarea. Di sicuro il settore lapideo potrebbe comunque vantarsi con il fatto che uno dei suoi materiali ha un ruolo importante nella soluzione di questioni energetiche.

Ciò che interessa attualmente i ricercatori non è la capacità della così chiamata calce viva di legare tra di loro mattoni e tegole. Il procedimento conosciuto da lungo tempo viene descritto nelle sue tappe con le formule chimiche CaO, Ca(OH)2 e CaCO3.

Lo sguardo dei ricercatori è indirizzato al calore che nasce quando la calce viva entra in contatto con l’acqua, il termine tecnico è “viene idratato”. Questo calore era stato immagazzinato prima dalla calce, quando veniva cotta nel fuoco.

Durante l’idratazione la reazione chimica si svolge in direzione contraria e l’energia si libera nuovamente.

Ora si tratta di ottimizzare questa reazione chimica in merito al suo assorbimento energetico e la sua liberazione.

Per fare questo, la polvere calcarea viene sottoposta in laboratorio a contatto con vapore acqueo in una scala millimetrica. „A quale temperatura in corrispondenza con quale pressione abbiamo i risultati migliori“, in questo modo Dr. Antje Seitz dell’ Istituto DLR per Termodinamica Tecnica (Institut für Technische Thermodynamik) ha descritto due dei quesiti seguiti da lei.

Viene esaminato anche quanto vapore è necessario per far svolgere la reazione completamente. Non serve neanche più acqua in questo caso e si evita un carico inutile.

Per il reattore, dove si svolgerà la reazione ottimizzata in scala maggiore, ci sono anche altre domande da risolvere, per esempio: come si distribuisce la polvere, in modo che il vapore possa avere un effetto ottimale? Quali tipi di scambiatori di calore sono più idonei per condurre l’energia liberata?

Esistono già dei collettori di calore per grandi centrali solari, ma questi collettori lavorano con dei sali. La calce viene ora esaminata, perché è molto più facile da trattare ed è molto più conveniente.

Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt, DLR (tedesco)

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(21.09.2016)