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Il marmo italiano coniuga crescita e responsabilità sociale

Manuela Gussoni, Fabio Felici.

È stata una grande occasione per guardare in profondità nel settore del marmo ma anche per valutare le grandi opportunità di una visione moderna della strategia aziendale legata alla responsabilità sociale d’impresa. La presentazione dell’indagine congiunturale sul settore lapideo italiano per l’anno 2014 si è svolta nella sede di Internazionale Marmi e Macchine con una grande partecipazione di esponenti del mondo del lavoro, delle imprese e di amministratori pubblici.

L’indagine congiunturale viene realizzata annualmente da IMM Carrara nell’ambito delle sue attività istituzionali che riguardano lo studio del settore del marmo e le sue evoluzioni con un lavoro che è iniziato nel 1979 ma la presentazione dei risultati del lavoro svolto con la collaborazione delle aziende a livello nazionale è stata anche l’occasione per affrontare temi più ampi legati all’innovazione e alla responsabilità sociale d’impresa ampliando l’orizzonte a settori diversi da quello del marmo.

Il presidente di IMM, Fabio Felici, aprendo i lavori non si è limitato a un saluto istituzionale ma ha sottolineato che „in un momento di difficoltà che si protrae da troppo tempo dobbiamo essere coscienti che siamo in una fase di profondo cambiamento non solo per l’economia ma nessuno ha la ricetta e gli strumenti già pronti per affrontare una trasformazione così forte che coinvolge anche il settore del marmo. Una certezza però esiste – ha detto Felici – ed è quella del ruolo che hanno i distretti nel settore del marmo. Dalle caratteristiche dei distretti emerge, e non da oggi, la capacità di generare ricerca e innovazione che favoriscono le imprese e i sistemi locali.

Se queste realtà saranno capaci di agire in forma coordinata possono essere determinanti per lo sviluppo. Il distretti del veneto e della Toscana hanno dimostrato, in questi anni, attraverso i risultati delle aziende, che si può affrontare la sfida se esiste consapevolezza dei fattori che generano competitività e che passano anche attraverso la capacità delle imprese di interagire con le istituzioni”.

Manuela Gussoni, responsabile dell’Ufficio studi di IMM, che ha coordinato il lavoro di raccolta ed elaborazione dei dati ha illustrato le caratteristiche dell’indagine congiunturale realizzata a livello nazionale su un campione stratificato di aziende, continuamente aggiornato e statisticamente rappresentativo dell’universo lapideo italiano con l’obiettivo di definire un quadro di conoscenze utili a quanti operano nell’ambito della filiera del marmo.

Il rapporto, elaborando le informazioni fornite dalle aziende, ha consentito anche di mettere a confronto le performance dei due maggiori comprensori italiani, quello apuo-versiliese e quello veneto, con il resto d’Italia valutando la salute del comparto attraverso la stima di fatturato vendite, investimenti, impatto occupazionale e innovazione. Aprendo la sua illustrazione Manuela Gussoni ha ricordato che nel corso del 2014 il settore lapideo italiano ha esportato 4milioni e 194.035 tonnellate di marmi, graniti, travertini e altri materiali sia grezzi sia lavorati per un valore di 1miliardo e 940.861.130 euro, registrando un leggero calo delle quantità del -1,8%, ma un aumento dei valori del +0,4%.

La voce trainante dell’export è stata quella del marmo lavorato che ha fatto segnare, a fronte di un calo del -3,5% per le tonnellate esportate, un aumento dei valori del +3,8%, rispetto al 2013 con un export di 891.933 tonnellate di lavorati di marmo per un valore di quasi 936 milioni di euro e un significativo aumento del valore medio unitario.

Gussoni ha poi fornito i „numeri” del settore che occupa 54.201 addetti (dato ISTAT 2011) e un’occupazione media aziendale di cinque addetti) che lavorano in 10.698 aziende. Di queste 9.613 operano nel campo della lavorazione e 1.084 nel settore dell’estrazione.

Fonte: IMM Carrara

„Al campione individuato abbiamo chiesto, fra l’altro, valutazioni sull’andamento del fatturato ricevendo valutazioni più positive dall’area apuo-versiliese mentre sulla stima dell’occupazione le aziende hanno risposto in maggioranza di non prevedere ulteriori assunzioni e, semmai, di ipotizzare una contrazione. La situazione contingente, soprattutto per la ripresa della competitività dell’export – ha continuato Manuela Gussoni, potrebbe generare un’inversione di tendenza. Va sottolineato che le aziende sono ben consapevoli del valore fondamentale dell’export e di quello del marmo come componente essenziale in particolare per le aziende toscane che hanno un’incidenza dell’export sul fatturato complessivo superiore al resto d’Italia e puntano sulle lavorazioni di alta ed altissima qualità. Valutazioni negative sono venute invece rispetto alle prospettive del mercato interno e sulla volontà di investire, con una propensione dichiarata all’investimento delle aziende venete superiore a quella delle toscane ma con stime in calo anche negli altri distretti italiani”.

Una riflessione articolata è stata dedicata al credito. „Dichiarano una maggiore facilità di accesso le aziende più grandi il 63% delle quali ha dichiarato di aver richiesto qualche forma di finanziamento e solo un 31% di loro ha avuto difficoltà nell’accedervi. Per le micro aziende la valutazione è sostanzialmente rovesciata, solo il 38% ha richiesto credito e più della metà di queste ha incontrato difficoltà nell’ ottenerlo.

Per concludere e introdurre gli interventi successivi, la responsabile dell’Ufficio Studi di IMM colloca una riflessione rispetto alla responsabilità sociale d’impresa e alla ricerca del consenso del contesto territoriale e della sostenibilità ambientale. Il distretto veneto dimostra più attenzione verso gli atteggiamenti socialmente responsabili rispetto al resto d’Italia mentre è sempre più evidente che anche nei paesi europei sta crescendo la domanda di prodotti ecosostenibili. Abbiamo scelto di dedicare la seconda parte dell’incontro proprio a questo aspetto – ha concluso Gussoni – perché è evidente che si tratta di un tema di grande attualità ed è importante, per le aziende, prendere atto di questo aspetto che garantisce competitività e, alla lunga, maggior valore per il prodotto. Basti ricordare che in alcuni paesi sono stati introdotti dalle aziende codici di autoregolamentazione anche per operare in termini di competitività, In Svezia, per esempio, non si può accedere ad appalti se non si è in regola con i principi dell’ International Labour Organization e non ci si è dotati di un codice etico”.

Su questo tema si sono articolati gli interventi aperti da Matteo Pedrini, Ricercatore e insegnante di strategia aziendale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Responsabile Ricerca scientifica di ALTIS, che è intervenuto su „La Sostenibilità come leva di sviluppo” che ha esordito con una riflessione. „Quando un settore deve affrontare e risolvere criticità evidenti si presentano anche grandi spazi per l’innovazione. Nel campo della sostenibilità l’impegno è ancora più difficile perché comporta impegni e costi. Se viene affrontato con lucidità possono nascere grandi opportunità soprattutto se si riesce ad andare oltre le strategie classiche di prodotto e di investimento ma si riesce a sviluppare una capacità nuova che è quella di sviluppare settori originali che devono però essere valorizzati in termini di comunicazione. Basando la competizione solo sul prezzo senza comunicare le eccellenze – ha proseguito Pedrini – comporta il rischio di guadagnare meno e di finire fuori mercato”.

A questo proposito Pedrini ha illustrato l’esempio di un’azienda che operando nel settore della logistica distributiva „ha saputo innovare, valorizzando il prodotto locale e dimostrando la convenienza del suo consumo puntando sulla creazione di una cultura favorevole. Per percorrere questa strada però occorre avere chiaro non solo l’obiettivo ma anche gli strumenti da utilizzare puntando sulla comparazione fra qualità e valori dei prodotti e, se necessario, essere capaci di modificare gli strumenti tradizionali”.

Michele Giromini (a sinistra).

Michele Giromini, Amministratore delegato di La Spezia Container Terminal, azienda del gigante Contship specializzato nella movimentazione di container, che nella città ligure conta su oltre mille dipendenti diretti oltre a circa 250 posti di lavoro nell’indotto, ha affrontato il tema delle „Strategie socialmente responsabili come chiave per il successo” presentando, fra l’altro, le „buone pratiche” messe in atto dall’azienda nel suo rapporto con il territorio. Giromini ha ricordato che il gruppo ha operato investimenti rilevanti per creare alternative al trasporto su nave puntando sulla rotaia e realizzando un risparmio di tempo facendo attraccare a La Spezia navi con carichi diretti verso il nord Europa. „La voce marmo è interessante anche per il nostro fatturato sia per le spedizioni di blocchi (circa 75.00 tonnellate) sia per quelle in container che rappresenta su La Spezia circa il 7% del fatturato in movimentazione. „L’attività ha un impatto rilevante sul territorio sia per la movimentazione sia per il numero di addetti e siamo coscienti della nostra responsabilità sociale di impresa e della necessità di un rapporto corretto non solo con il mercato ma anche con la città e con le istituzioni.

Oggi le navi sono sempre più grandi ed occorre affrontare i problemi della logistica con grande flessibilità e spirito di collaborazione costruendo motivazioni e spirito di appartenenza fra quanti lavorano in una grande azienda e remunerando correttamente il lavoro e l’impegno anche personale. Le motivazioni – ha proseguito Giromini – non passano solo attraverso la remunerazione ma anche dal senso di appartenenza e l’azienda e cosciente di avere anche un capitale umano di assoluto valore sul quale investire così come si investe in mezzi e strutture. Solo per curare qualità, ambiente e sicurezza abbiamo creato un gruppo di lavoro di dodici unità e una delle nostre eccellenze sta nel rispetto dell’ambiente puntando all’abbattimento delle polveri sottili tanto che la concentrazione di polveri sottili sui nostri piazzali è inferiore a quella delle grandi arterie della città. Un’azienda, se vuole convivere correttamente e proficuamente con un territorio deve lavorare anche per creare un ambiente esterno favorevole costruendo un’immagine positiva condivisa , prima di tutto, da quanti operano all’interno. Per questo abbiamo puntato sulla creazione di servizi personalizzati per i dipendenti, valorizzando la comunicazione interna sostenendo anche economicamente attività sociali e culturali, partecipando attivamente alla loro realizzazione continuando a declinare quotidianamente il concetto che un’azienda è fatta di persone e il suo successo è il frutto del lavoro di quelle persone. Mettere la persona al centro dell’azienda per migliorare la coesione al progetto – ha concluso Giromini – è il segreto del successo per l’azienda e per il territorio”.

Daniele Poli.

Daniele Poli, della Cooperativa Condomini di Levigliani è intervenuto su un tema di grande fascino „Lavorare Liberi” ripercorrendo la storia della cooperativa e di un’intera comunità „piccola ma importane perchè testimonia la possibilità di costruire un futuro migliore. Una storia che nasce nel 1794 quando il granduca di Toscana consentì agli abitanti di Levigliani di acquistare i terreni dove si trovano le cave. Il marmo è la nostra ragione di esistere – ha detto Poli presentando una serie di fotografie di grande impatto emotivo – e su questo grande progetto di coltivazione si articola la storia della nostra comunità, fatta di sacrifici enormi durati decenni. La nostra cooperativa ha una storia di sacrificio e di lavoro che parte dagli anni cinquanta e che ha visto tutto il paese unito su un solo obiettivo. Noi sappiamo che LAVORARE LIBERI significa disporre del proprio destino e in piena libertà lavoriamo per sostenere chi si trova in condizioni di difficoltà Investiamo su futuro sostenendo nuove attività che si insediano sul territorio come un progetto che punta alla valorizzazione turistica e alla fruibilità delle nostre montagne”. Marmo, ma non solo marmo, tanta solidarietà e la coscienza di vivere all’interno di una comunità da uomini liberi nella vita e nel lavoro. „Oggi la nostra cooperativa dà lavoro a 30 unità, estraiamo circa 17.000 tonnellate di marmo pregiato vendiamo meglio, facciamo più qualità e investiamo sul futuro. Se il panorama legislativo ci sarà favorevole contiamo di ampliare il numero dei lavoratori ma operando sempre nel solco della coscienza che la nostra forza è legata a una filiera di comunità e al senso di responsabilità sociale investendo sul territorio e sapendo che vivere e lavorare in montagna aiuta a preservare la nostra identità e il valore del nostro lavoro”.

Gli interventi si sono chiusi con Claudio Morelli, giovane imprenditore carrarese, titolare di un’azienda artigiana del marmo che ha parlato su „La Fabbrica Diffusa. Le reti e la Responsabilità Sociale d’Impresa. Prove generali di aggregazione tra piccole imprese artigiane” illustrando il suo progetto basato su un „concetto collaborativo di Filiera Diffusa che raggruppa piccole e micro imprese e rappresenta un modello di rete atipica , non regolamentata per contratto ma esclusivamente da un rapporto di reciproca convenienza, solidarietà e condivisione dei risultati e delle strategie controintuitive e ne rappresentano i principi cardine. Flessibilità e innovazione sono il punto di forza del progetto ormai quasi pronto per la prova del mercato che sarà presentato a Milano nell’ambito dell’EXPO”.

Dopo avere ereditato una piccola azienda famigliare Morelli si è posto l’obiettivo di „riportarla alla grandezza del passato. Ma le condizioni esterne e di mercato sono profondamente cambiate. Di qui la necessità di fare rete, coinvolgere altre piccole aziende suddividere i segmenti della produzione introducendo flessibilità strategica e sfruttando la resilienza delle aziende artigiane per costruire una struttura diffusa che dia valore al prodotto e diffonda cultura dell’innovazione che tenga conto delle problematiche ambientali”.

Ha chiuso gli interventi il vice sindaco di Carrara, Andrea Vannucci „ben contento di avere un’occasione per sprovincializzare la riflessione e avviare seriamente un ragionamento sulla sostenibilità con un’ottica che sia capace di guardare al futuro. Il sistema locale ha vissuto a lungo con una visione separata fra mondo dell’estrazione e attività di trasformazione – ha detto Vannucci – oggi ci sono le condizioni, e dobbiamo coglierle, per fare si che le due fasi possano dialogare ed integrarsi. Il tema è quello di dare un futuro all’attività nel suo complesso guardando all’oggi ma senza dimenticare il futuro per dare continuità e valore al lavoro e al prodotto. Non deve fare paura una normativa avanzata – ha detto il vice sindaco – e semmai dobbiamo trovare spinta e motivazioni per innovare il sistema riscoprendo e mettendo in evidenza i valori come quello del lavoro avendo presente che fare il cavatore rappresenta un valore: storico, economico e culturale. Se riusciremo a comunicare correttamente questi valori ed a farli emergere coglieremo un obiettivo importante che non può essere disgiunto dalla creazione di valore nella trasformazione che deve creare un prodotto alto e nobile. Da quanto abbiamo ascoltato – ha concluso Vannucci – le aziende hanno consapevolezza dell’importanza della creazione del valore della fase di trasformazione. Ne dobbiamo tenere conto in un confronto che deve essere di livello alto e sapendo che oggi ragionare sulla sostenibilità non è semplicemente utile: è obbligatorio perché o c’è un futuro sostenibile o non c’è futuro e le imprese possono essere protagoniste assolute di questo processo virtuoso”.

Fonte: IMM Carrara

(27.03.2014)