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Mercati: il 30% viene trasformato e rivenduto

(Gennaio 2010) La Cina non solo si è sviluppata negli ultimi anni per diventare il più grande produttore di pietre naturali, ma è diventata anche l’importatore più significante di blocchi grezzi. Per quanto riguarda questo fenomeno, una ricerca eseguita in Italia offre ora dei dettagli. La Internazionale Marmi e Macchine (IMM) ha esaminato quanti dei blocchi provenienti dalla loro regione e forniti alla Cina rimangono là e quanti di essi vengono trasformati e venduti altrove.

Il risultato: il 70% delle circa 200.000 t di blocchi grezzi (valore: 37,3 milioni di €) forniti dalla regione intorno a Carrara nell’anno 2009 in Cina sono rimasti là. Sono stati trasformati innanzitutto in pavimenti e rivestimenti per interni. Hanno avuto un utilizzo soltanto marginale per esterni e nell’arte, così il risulta della ricerca.

Però: per il 30% delle forniture di blocchi la Cina è stata soltanto una tappa di trasformazione. Questa quota è andata dopo il taglio e la lucidatura innanzitutto in „aree limitrofe”, per esempio nella Corea del Sud. Però sono stati forniti anche clienti in aeree più distanti come in Nordamerica e in Medio Oriente. Comunque, queste forniture sono rimaste „molto” indietro rispetto ai margini delle forniture dirette dall’Italia „anche se su questi mercati i cinesi sono ancora lontani dai nostri standard.“

Per motivi di completezza si aggiunge che il marmo di Carrara giunge anche già lavorato in Cina. In questo caso però si tratterebbe di meno di 10.000 t all’anno (valore 3 milioni di €).

In modo particolare è il Bianco Gioia, che va in Cina, così indica la ricerca. Questo marmo bianco viene considerato come la varietà più conosciuta di tipi di marmo di Carrara.

Update: Silvana M. Napoli, Uff. Studi IMM: „Gentili Signori, in seguito alla lettura del Vs. apprezzato articolo titolato ,Mercati: il 30% viene trasformato e rivenduto‘, relativo ad alcuni aspetti del mercato cinese dei materiali lapidei apuani, devo precisare che la ricerca citata, per altro più che correttamente, è stata svolta dalla IMM in stretta collaborazione con l’Istituto Studi e Ricerche ISR, struttura collegata alla Camera di Commercio Industria e Artigianato di Carrara. Mi risulta doveroso sottolineare l’apporto dato al lavoro in particolare dal dottor Daniele Mocchi, ricercatore dell’ISR e coautore dello studio. Cogliendo l’occasione per esprimere il mio personale apprezzamento alla Vs. rivista, saluto cordialmente“.

XXI Report World Marble and Stones“

Anche la pubblicazione annuale delle statistiche del Dott. Carlo Montani offre dati sul mercato cinese. Nell’edizione attuale, questa volta con il titolo „XXI Rapporto Marmo e Pietre nel Mondo“, si dice che la Cina avrebbe consolidata la sua posizione leader per quanto riguardano le pietre naturali. Nel 2009 ha raggiunto il 29,7% della produzione mondiale delle cave. Seguivano l’India (12,6%), la Turchia (8,1 %), l’Italia (7,2 %) prima dell’Iran (6,5 %), del Brasile (5,7%) e della Spagna (5,0%).

Nelle esportazioni la Cina ha raggiunto quasi le cifre dell’anno precedente e doveva registrare soltanto un calo del -0,5%. Forti erano le sue esportazioni verso l’Europa e negli USA. Una posizione di monopolio l’aveva nel paese nella Corea del Sud e nel Giappone.

Marginale è stata la quota dei blocchi grezzi all’esportazione cinese.

La statistica ha dimostrato, ancora una volta, che la Cina ha preso la posizione nella trasformazione del materiale grezzo che una volta l’aveva l’Italia. Una differenza importante è comunque da considerare: il vantaggio dell’industria lapidea italiana sul mercato rispetto alla concorrenza era dovuto per tanti decenni non nei salari più bassi ma in un vantaggio in tecnologia e marketing.

„Made for China“

Una delle tendenze economiche a livello mondiale per quest’anno la vede la ditta trendwatching.com con sede nei Paesi Bassi nella produzione di beni specialmente per il mercato cinese. „Made for China“ sarebbe una delle parole d’ordine, così dicono.

Si indicano dei marchi occidentali conosciuti come Levi’s, Hermès, Dior o BMW, i quali avrebbero già sviluppato delle proprie collezioni con un nome nuovo per la Cina. Honda, Nissan o GM starebbero inserendo delle filiali con merce a prezzi ribassati.

Non viene indicato dove sarebbero i siti di produzione per queste merci.

„Made for China“